Il tempio del mistero!

In realtà c’è ben poco di misterioso nel tempio di ABU-SIMBEL! è un monumento ben conosciuto e studiatissimo ma mi piaceva iniziare da qui visto che, per me, ha un importanza particolare! Si perché ho avuto il piacere di visitarlo e di assaporare la magia del tempo passato, penetrato nelle mura di pietra come acqua…

In realtà c’è ben poco di misterioso nel tempio di ABU-SIMBEL! è un monumento ben conosciuto e studiatissimo ma mi piaceva iniziare da qui visto che, per me, ha un importanza particolare! Si perché ho avuto il piacere di visitarlo e di assaporare la magia del tempo passato, penetrato nelle mura di pietra come acqua nella terra!

Questo tempio sorge nel XIII secolo a.C. grazie alla volontà del faraone Ramses II per commemorare la memoria della Battaglia di Quadesh.

Ma andiamo per ordine. Ramses II fu il terso faraone della XIX dinastia, il suo regno durò 67 anni e, come a molti altri condottieri, gli viene attribuito l’epiteto de ”il grande” per le opere compiute in vita. Grazie a lui l’Egitto conobbe la pace con il popolo Ittita (protagonista della battaglia di Quadesh) e con il popolo Nubiano.

La battaglia di Quadesh è ricordata per molti motivi, il primo: fu l’ultima battaglia di una guerra combattuta tra le forze armate di Ramses II e quelle ittite del re Mawatalli II, dal punto di vista archeologico è molto importante perché è la prima battaglia documentata in cui siamo in grado di ricostruire ogni singolo passaggio.

Molto importante fu anche l’impiego dei carri da guerra, tecnologia importata dai popoli della Mesopotamia, Accadi e Hyksos. I carri ittiti e quelli egizi erano profondamente diversi, quello ittita più robusto poteva portare tre uomini, un auriga e due combattenti, quello egizio solo due, auriga e combattente.

Anche questo dato dal punto di vista archeologico è molto importante, visto che si pensa siano stati impiegati dai 5.000 ai 6.000 carri da guerra!

Ma su questa battaglia aleggia un mistero, sebbene si molto ben documentata, chi vinse? Si pensa che non ci sia stata una vittoria vera e propria, anche se gli ittiti di certo ebbero in qualche modo la meglio sull’esercito egizio, l’esito fu quasi di parità! Ma entrambi le popolazioni festeggiarono la vittoria, Ramses addirittura con un tempio.

Ma perché mentire? Di certo il raggiungimento di una pece internazionale diede modo al faraone di celebrare una qualche “vittoria”, ma le rappresentazioni sui muri del tempio mostrano il faraone che schiaccia i suoi avversari e celebra la sua supremazia assoluta! Allora Ramses fu un grande bugiardo? Qui inizia la mia supposizione da APPRENDISTA archeologa. In Egitto i messaggi mandati con le pitture sulle pareti delle tombe erano molto standardizzate e finalizzate ad una vita eterna dell’anima del defunto nell’al di là, non era importante la plasticità ma bisognava poter riconoscere l’individuo e ciò che stava facendo, un dono agli dei, il saluto al sole crescente o calante e così via. Certo per il faraone celebrare la sua vittoria era celebrare la sua grandezza! Molte feste e riti in Egitto erano in funzione di questo! Quindi l’iconografia utilizzata nel tempio, la sua imponenza e la violenza che il faraone riserva ai suoi nemici nelle immagini sono, si per celebrare la sua grandezza ma sono un iconografia fortemente idealizzata usata per intimorire i nemici e per ricordare il ruolo del faraone come dio in terra!

Un’altra piccola chicca è il tempio immediatamente vicino, dedicato alla moglie Nefertari, grande sposa reale (molto più “anziana” del faraone fu l’unica regina, insieme alla regina Tiy, ad essere deificata in vita). Il santuario in questione è dedicato a lei e alla dea Hathor e riporta scritto nella parte superiore una dedica per la regina “colei che fa nascere il sole”

Il tempio venne anche traslocato! Si perché le acque del Nilo lo avevano raggiunto dopo la costruzione della diga di Assuan, per questo tra il 1964 e il 1968 il tempio venne letteralmente tagliato e spostato duecentodieci metri più all’interno mantene venne ricreato l’orientamento originale.

Con questo concludo il mio primo articolo, spero che sia stato interessante e che vi abbia portato un po’ di più tra le sabbie del deserto! Io quando sono entrata in quel tempio (riscoperto dall’italiano Giovanni Belzoni, che ha reso questa esperienza ancora più emozionante e piena di orgoglio nazionale) ho pensato “qui ci sono già stata” …..

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