Quanti di voi sono andati a visitare un museo e hanno provato noia nel guardare piccoli e grandi oggetti che non dicevano nulla. Esposizioni curate nei minimi dettagli ma che non sanno suscitare interesse ed emozione perché non comunicano la loro storia.
In effetti tutti i musei grandi e piccoli contengono diversi reperti ma alcuni, di solito quelli più nascosti, hanno delle storie misteriose ed interessanti che nessuna guida si mette a raccontare. Io invece voglio parlarvi di un reperto singolare del museo Universitario di Chieti che non ha molto di archeologico!
Da premettere che questo museo è un gioiello imperdibile a mio parere, dentro potrete trovare: la storia del mondo e l’evoluzione dell’uomo, un’esposizione temporanea che ha come tema le tartarughe in tutte le forme, macchinari e attrezzi per la fisica e la chimica dell’800 e 900, un’esposizione di diversi animali impagliati, dai pesci ai piccoli mammiferi, una esposizione che riguarda la paleopatologia, una sala dove ci sono conservati insettari, diversi tipi di semi antichi, di piante e foglie, diavolerie di ogni sorta conservate sotto formalina, un’esposizione di corpi mummificati naturalmente nella nostra regione (l’Abruzzo) e molto altro ancora.
Di quest’ultima parte voglio parlarvi, quella che riguarda la mummificazione naturale, qui troviamo delle mummie antiche, ma c’è una mummia, anzi una piccola testa per essere precisi, che non è così antica ma che nasconde una storia bellissima e allo stesso tempo macabra.
Questa piccola testa infatti apparteneva ad un neonato. Qualche anno fa, durante una disputa tra contadini che litigavano per i confini del loro terreno, questa testolina è stata lasciata su un muretto da uno dei due per intimidire l’avversario. Ovviamente sono state subito avvertite le autorità competenti ad è stato chiamato anche il professor Luigi Capasso, antropologo fisico, direttore del museo universitario. Visto che la mummificazione di un corpo richiede diverso tempo si è sospettata subito l’antichità della piccola testa, ed infatti il professore ha decretato che la creatura è stata uccisa intorno agli anni venti dello scorso secolo.
Si ucciso!!! Perché la piccola testa è stata tagliata di netto e sul faccino, sul quale il tempo ha fermato una smorfia di dolore, ci sono segni evidenti di maltrattamento….. Chi può essere l’artefice di tanto orrore? Forse un padre di una figlia rimasta in cinta ma ancora nubile? A quei tempi si usava uccidere o vendere i figli delle ragazze rimaste incinta fuori del matrimonio, oppure solo qualcuno colpito da una follia incalcolabile….
Ma in questa storia possiamo vedere un finale addolcito se pensiamo che quel bambino (o bambina, non lo sappiamo non avendo il resto del corpo) e la sua memoria sono arrivati fino a noi. La sua infinita bellezza, conservata nonostante l’espressione sofferente, suscita in chi lo vede un sentimento di dolcezza e risentimento nei confronti di chi, sicuramente per pazzia o ignoranza, ha usato violenza contro una anima innocente e pura.
Spero che, anche se questa storia è particolarmente cruda, abbia suscitato in voi una curiosità, non solo per questo museo ma per tutti, perché ogni uno custodisce non solo banali reperti ma storie di vita passata, tenebrose, curiose, assurde e meravigliose!
Visitare un museo significa camminare nel tempo, se questo vi affascina che aspettate a partire? È un viaggio che di certo consuma le scarpe per la sua lunghezza, ma rigenera ed innalza l’anima e la consapevolezza.



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