Dopo aver partecipato ad un workshop di restauro alla facoltà di architettura della mia università, Gabriele D’Annunzio di Pescara, mi sento più ricca di prima! Ho avuto il piacere di collaborare con professori e studenti che mi hanno mostrato un mondo diverso dal mio ma in perfetta armonia con gli obbiettivi dell’archeologia: il rispetto, la salvaguardia e la conservazione della nostra storia.
Il workshop si è svolto con la partecipazione di studenti rumeni, anch’essi di architettura che, insieme agli italiani, hanno lavorato e lavoreranno alla progettazione di un intervento di restauro sulla chiesa di San Salvatore della città di Pianella, in provincia di Pescara.
Di questa chiesa rimane ben poco, già mancante del tetto, durante il terremoto del 2009 che ha devastato l’Abruzzo e che ha avuto come epicentro la zona di Sulmona, ha subito un ulteriore crollo. La soprintendenza ai beni culturali scelse di non restaurare e di demolire le mura rimaste. Ciò che rimane oggi è parte dell’altare, grazie al fatto che si trova addossato ad un altro edificio, e qualche metro di muratura che delimita il perimetro dell’area sacra.
Da brava APPRENDISTA archeologa ho cercato informazioni ma non ho trovato molto, sappiamo che la chiesa è dedicata a San Salvatore un discepolo di San Francesco vissuto nella prima metà del 1500 e che il suo culto si diffuse nel 1600, in effetti lo stile che vediamo nell’altare, (o quello che rimane), sembra coincidere con il periodo di diffusione del culto, quindi 1600 o 1700, ma c’è uno strato inferiore molto più antico, uno strato di pietre su cui si appoggiano i mattoni seicenteschi.

Sappiamo che quello del 1600 fu un restauro e questo appare coerente, ma la muratura inferiore che cosa ci racconta? La chiesa potrebbe essere del 1300? Forse dedicata a San Francesco o comunque di utilizzo di monaci Francescani fu restaurata e venne cambiata l’intestazione perché in quel momento quello di San Salvatore era un culto “di moda”.
Sono solo mie umili supposizioni ma certo è che la chiesa era molto piccola è umile, situata in una piazza secondaria e costruita con materiali poveri. Cosa fare di questa chiesa? Come intervenire? Tramite varie “chiacchierate” con il professor Stefano D’Avino, responsabile del workshop abbiamo capito che la cosa migliore da fare è chiudere la lacuna, ovvero ricostituire l’integrità del tessuto urbano.
Tutti sanno che la chiesa è il centro della piazza, è un punto di ritrovo per i credenti, un centro di aggregazione, una delle strutture responsabili della creazione della comunità. Questo luogo non dovrà tornare un luogo di culto ma è fondamentale ricostruire una facciata che ricrei il tessuto della piazza? Oppure si dovrebbe tutelare anche la mancanza come memoria? è stata demolita per scelta e anche questa è parte della storia, dobbiamo lasciare questo spazio libero di trovare una sua funzione così com’è o dobbiamo chiudere un vuolo per ridare un volto nuovo ma antico alla piazza?

Queste sono domande a cui solo gli architetti possono rispondere ma sicuramente è stato interessante vedere quanto anche loro cerchino di rispettare e tutelare la storia! Con creatività e voglia di tramandare al futuro ciò che il passato era e che il presente cerca di cancellare.
Concludo dicendo che il piacere di questa esperienza sta nella multidisciplinarità, nel lavoro di squadra con tanti professionisti diversi e tante idee e modi di pensare che si compensano a vicenda!!!
L’architetto e l’archeologo, se guardano nella stessa direzione, lavorano insieme con una complicità ed una semplicità davvero uniche! Ringrazio quindi tutti gli architetti (e APPRENDESTI architetti) che ho conosciuto, per avermi mostrato un pezzetto del vostro mestiere! Io ho cercato di mostrarvi il mio mestiere e spero di avervi aiutato e arricchito come voi avete fatto con me.

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