Oltre ad interessarmi di storia adoro scrivere, quindi in attesa di nuovi articoli voglio pubblicare la descrizione,scritta da me, di un personaggio molto conosciuto, la regina Ginevra, moglie di re Artù,che è inserita in un racconto, che sto scrivendo per mio figlio Ettore, lo faccio perché voglio trasmettergli degli ideali “cortesi”,saranno un po’ antichi, ma io li trovo molto attuali!
per questa descrizione mi sono ispirata ad una mia cara amica amante del medioevo e della cultura celtica, l’ho fatto perché lei mi ricorda molto questa regina, frutto della fantasia di abili scrittori ma molto reale!
Io Ginevra la vedo così,descritta con gli occhi di Lancillotto:
“…Ed ecco entrare la regina nel grande salone,la sua figura chiamò gli occhi del giovane cavaliere che ,ancora ignaro del suo destino,non si sarebbero più separati da tanta bellezza. I lunghi capelli color dell’oro le toccavano alla vita, erano mossi come le onde del pericoloso mare del nord che tanti marinai inghiotte, come quei fili preziosi avrebbero inghiottito l’onore e la ragione del giovane Lancillotto. La pelle chiara come l’avorio con qualche lentiggine a farla sembrare più vera,come la neve che si scioglie al primo sole. Gli occhi chiari come il cielo nebbioso di Bretagna le donavano uno sguardo penetrante, le labbra sottili le regalavano un volto delicato ed un espressione decisa, degna di una regina. Le sue forme morbide le rendevano sensuale,femminile, ma il passo era fiero e forte come una vera donna! La verte era di velluto verde smeraldo come il colore dei boschi da cui la sua gente proveniva, pochi gioielli ornavano la sua figura, la sua bellezza e la fierezza che trasmetteva le bastavano per apparire regale e perfetta… perfetta agli occhi del giovane Lancillotto,il cui sangue correva veloce nel ammirare la donzella, ma che si fermò in un sol colpo quando la fanciulla posò delicata la mano su quella del suo re. Fu quello il momento in cui Lancillotto iniziò a morire, dilaniato dall’amore per le due figure che aveva davanti, il suo re, il suo maestro Artù e la sua regina, colei che le aveva rapito per sempre il cuore… Ginevra…”

Un altro passaggio, Artù ascolta la confessione di Lancillotto che gli chiede di ucciderlo perché e innamorato di Ginevra, e lei lo ricambia. Artù parla con il giovane cavaliere che, se bene innamorato, resiste alla tentazione per non tradire il suo re:
“Ero solo un ragazzo come te” disse il re a Lancillotto “un ragazzo con dei sogni, degli ideali, delle passioni,ma il tempo livella anche le montagne più dure e riduce tutto a pianure desolate””io non mi piegherò” rispose Lancillotto ” il mio desiderio è troppo grande Sire! Niente riuscirà mai a livellarlo come voi dite” Artù sorrise “non piegarti allora!” il giovane rimase di stucco ” ma cosa dite mio re? vi prendete gioco di me? dovrei forse tradire tutto ciò che sono , tutto ciò in cui credo?”” Vedi figliuolo…” il re gli mise una mano sulla spalla,”… il destino farà il suo corso qualunque decisione tu prenda, purtroppo la saggezza si acquista a caro prezzo, prima con l’esame e poi con la lezione” Lancillotto non lo seguiva, voleva solo mettere fine al suo dolore ” Vi prego mio signore non sono degno di vivere! Punitemi, cacciatemi,uccidetemi! Meglio la morte che il marchio da infame…” ” la tua punizione l’hai cercata da solo, sei sempre stato grande e Dio ti ha dato una prova grande da affrontare, tante volte ,nella vita, basta solo accettare,non tutte le guerre sono fatte per una vittoria o una sconfitta ” il re lasciò solo Lancillotto, più avvilito e desolato che mai,cosa avrebbe fatto adesso? …”


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