Don Chisciotte D’Acquaviva di Atri !!!

Oggi vi parlo di Miguel de Cervantes il famoso autore del celebre romanzo Don Chisciotte della Mancia. Sapete che per un periodo della sua vita visse ad Atri e prestò servizio per la famiglia Acquaviva d’Aragona? Una potente famiglia di origini napoletana arrivata nel nostro piccolo paesino nel 1393 fino al 1760. Il giovane Cervantes…

Oggi vi parlo di Miguel de Cervantes

Cervantes
Cervantes

il famoso autore del celebre romanzo Don Chisciotte della Mancia.

Sapete che per un periodo della sua vita visse ad Atri e prestò servizio per la famiglia Acquaviva d’Aragona? Una potente famiglia di origini napoletana arrivata nel nostro piccolo paesino nel 1393 fino al 1760.

Il giovane Cervantes era figlio di una famiglia modesta, costretto a viaggiare molto a causa dei pochi guadagni del padre si fermò a Madrid per motivi di studio.

Tra i tanti viaggi da lui compiuti nell’arco di tutta la vita ricordiamo anche il periodo in cui arrivò in Italia nel 1570, proprio ad atri, alla corte degli Acquaviva.

Cervantes tutto era tranne che un umanista, produsse opere come romanzi e poesie certo, ma fu anche, e soprattutto, soldato! Di indole non proprio pacata si trovò a dover affrontare mille avventure, infatti il motivo del suo trasferimento in Italia fu per evitare un esilio di 10 anni ed il taglio della mano destra per aver ferito un certo Antonio de Segura.

Entrato alla corte degli Acquaviva conobbe tutti i personaggi del tempo, come Giovanni Giacomo, con cui combatte a Lepanto nel 1571, ma anche Giovanni Francesco d’Acquaviva d’Aragona colui che ispirò la figura del Don Chisciotte nell’omonimo romanzo.

Questa teoria proviene dalla rappresentazione che abbiamo del personaggio di Giovanni Francesco in un ritratto olio su tela di Tiziano Vecelio. L’uomo è raffigurato con il cane da caccia ai suoi piedi, l’alabarda, l’armatura e le famose chisciotte, (un tipo di calzare dell’epoca molto ampio sulle cosce e di origine spagnola, fonte di ispirazione per il nome del protagonista del romanzo).

ritratto di Giovanni Francesco D'Acquaviva
ritratto di Giovanni Francesco D’Acquaviva

Il romanzo Don Chisciotte è una satira del tempo in cui Cervantes prende in giro la sua società e le sue usanze, e chi meglio di un uomo talmente coraggioso da risultare pazzo come Giovanni Francesco poteva ispirare lo svitato Don Chisciotte?

Fu lui che in una battaglia del 1511 insieme alle milizie spagnole-napoletane si batté contro i Francesi per cacciarli dalla Lombardia. Durante la battaglia, finita poi in una disfatta per la fazione spagnola e con la cattura di Giovanni Francesco da parte dei Francesi, lui si dimostrò particolarmente valoroso! Troppo valoroso…! Schieratosi nelle prime file si buttò nella mischia della battaglia senza nulla che gli coprisse la testa, riportò infatti una ferita alla testa gravissima, talmente profonda da toccare quasi il cervello!

Diciamo che questo non fu l’unico episodio per cui si rese ridicolo: il 24 febbraio del 1525 in una battaglia a Pavia dove i Francesi, questa volta, vennero sconfitti, Giovanni Francesco, pur appartenendo alla fazione vittoriosa si fece catturare di nuovo!

Il valoroso Acquaviva muore il 6 ottobre 1627 di peste, il suo corpo viene seppellito nel monastero di Santa Chiara ad Atri.

Anche per quanto riguarda il nome di Dulcinea sembra di poter trovare un riscontro nel territorio di Atri. Già nel 1400 molte famiglie di Dulcigno, attuale Ulcini, cittadina marina ai confini dell’Albania, salpano per l’adriatico, e gli abitanti della costa Atriana, (oggi Silvi), sono costretti ad ospitarli per volere del re Ferdinando di Napoli, essendo la popolazione della costa ridotta da molte battaglie. Le donne Dulcinee avrebbero potuto stregare Cervantes ispirando la figura femminile del romanzo di lui più noto.

Per quanto riguarda questo personaggio di fantasia nato dalla mente di un grande scrittore grazie all’ispirazione di un Acquaviva di Atri e della città stessa, vi mostro un opera d’arte tutta atriana creato da un artista del vetro, Lucio Nespoli, anche lui originario del nostro piccolo,ma intriso di storia, paesino di collina.

Questa è la vetrata che raffigura il Don Chisciotte con lo sfondo di Atri
Questa è la vetrata che raffigura il Don Chisciotte con lo sfondo di Atri

L’opera raffigura il Don Chisciotte visto dalla finestra di Dulcinea, infatti l’eroe mostra alla fanciulla il suo fazzoletto con ricamata sopra la D, pegno d’amore che in antico le donne consegnavano ai cavalieri da loro amati.

Sullo sfondo possiamo riconoscere il profilo di Atri vicino ad un mulino a vento, famosi avversari dell’eccentrico cavaliere, insieme al suo fedele scudiero, Sancho Panza con il suo asino.

Sull’armatura del cavaliere, possiamo trovare una riproduzione dello stemma dei duchi d’Acquaviva che sebbene fosse stato sostituito fu l’araldo della casata fino al 1481.

Stemma dei duchi D'Acquaviva fino al 1481
Stemma dei duchi D’Acquaviva fino al 1481

Per ultimo voglio lasciarvi con il testo della canzone “Don Chisciotte” di Francesco Guccini: il testo parla di un cavaliere che, seppur combatte sapendo di non poter vincere, non si lascia abbattere dai mali del suo tempo per continuare a resistere con il suo fedele scudiero, contro le ingiustizie.

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte…

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore…
E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini…
E’ un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza…

Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…

A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame !

Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…

Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al “potere” dare scacco e salvare il mondo intero ?

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro ?
Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i “Grandi della Mancha”,
Sancho Panza… e Don Chisciotte !

stemma del duchi D’Acquaviva fino al 1481

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