In questo articolo voglio parlarvi di quegli anni, tra la fine del 200 e gli inizi del 300, che furono il periodo di massimo splendore dell’Italia dopo la caduta dell’impero romano, possiamo solo ricordare che in questo periodo di immenso furore creativo vissero letterati del calibro di Dante, Petrarca e Boccaccio che furono i creatori della lingua che noi oggi parliamo, scriviamo e usiamo per comunicare.
Ma partiamo da altre grandi personalità che costellarono questi secoli pieni di cambiamenti e innovazioni. A Parigi nella sua università (fondata nel 1180) troviamo un promettente studioso nella facoltà di teologia che poco più tardi sarebbe diventato Papa Innocenzo III (salito al soglio pontificio nel 1198) fu lui il papa che sognò un giovane frate a sostegno della chiesa, stiamo parlando di san Francesco (nato nel 1181 e morto nel 1226). Proclamato santo l’anno dopo la sua morte Francesco fondò, insieme a san Domenico (padre fondatore dell’ordine dei domenicani), uno degli ordini monastici più diffusi e importanti della storia, i francescani.
Con Francesco apre il 200 e cambia molte cose in tutti i campi: possiamo vedere come il frate influenzò anche l’iconografia preferendo al christus triumphans tipicamente bizantino, un alto tipo, il christus patiens dove Gesù non è vivo e con gli occhi aperti a guardare i suoi figli, ma è appeso alla croce sofferente, in bilico tra la vita e la morte. Un’altra innovazione di Francesco fu l’invenzione del presepe, per far vivere in prima persona la natività del salvatore ai fedeli.

chiesa di Santa Maria Novella

San Francesco aveva espresso il desiderio di venire sepolto nella nuda terra per tornare alla natura ma, fortunatamente, quel pugno di discepoli che scelsero per lui lo lasciarono alla storia: per lui ad Assisi, luogo di nascita del santo, venne costruita la famosa basilica di san Francesco.
La spettacolare basilica, divisa in due parti, quella inferiore (costruita appena dopo la morte del santo) e quella superiore, fu crocevia di artisti italiani e stranieri. Nella prima fase sotto papa Nicolò III vi lavorarono artisti come Cimabue, ma anche parecchi artisti d’oltralpe, che portarono nella basilica il loro stile gotico europeo. Ma fu sotto il papato di Nicolò IV che arrivò Giotto a lavorare nella basilica.
Ma partiamo dal principio, prima del lavoro ad Assisi a Giotto è attribuita un opera, la madonna di san Giorgio alla Costa,( simile per altro ad una scultura di Arnolfo Di Cambio)

Arnolfo Di Cambio

questo, insieme agli affreschi della cattedrale di san Francesco, possono essere attribuiti al primo Giotto. Quando si parla di Giotto sentiamo sempre parlare di prospettiva, ma non fu solo questo che caratterizzò il pittore fino a farlo diventare punto di ispirazione, nel bene e nel male, di tutti i pittori a venire. Giotto cambiò il colore delle ali degli angeli (che in questa opera vediamo ancora multi colore alla maniera bizantina), diede ai suoi personaggi carattere ed emozioni forti e facilmente intuibili (precursore di questo fu il suo maestro Cimabue), dipinse la prima lacrima, mostrò per la prima volta i denti, divenne mano mano un esperto nella resa delle ombra negli interni architettonici ma anche sui profili dei personaggi, insomma rese la pittura viva!

basilica superiore di Assisi, si noti con che pathos le donne si tendono verso il cristo crocifisso
Molti furono inizialmente i dubbi sulla paternità del ciclo della vita di san Francesco nella basilica di Assisi, ma quasi tutti gli studiosi sono oramai d’accordo sull’attribuire a lui il merito per questa meravigliosa creazione, qui vediamo un Giotto attentissimo ai dettagli e alla comunicazione, come nella scena in cui Francesco parla con la croce nella chiesa di san Damiano, dove possiamo vedere come il pittore fiorentino scorpori la chiesa per mostrare san Francesco all’interno, ma anche per dare un idea di un rudere, simbolo di una chiesa in decadenza che il frate dovrà riedificare in senso spirituale e materiale. Vediamo come anche nel sogno di Innocenzo III il santo regge la struttura della chiesa come edificio, simbolo di colui che fonderà una nuova chiesa su ideali di umiltà e carità.

basilica superiore di Assisi

basilica superiore di Assisi
E’ nelle cappella degli Scrovegni che, invece, troviamo un Giotto più evoluto e maturo. Commissionata da Enrico Scrovegni, un ricco mercante ansioso di redimere il passato della sua famiglia e del padre usuraio, questa cappella è dedicata alla madonna e costruita al fianco del palazzo Scrovegni ora perduto.
Nei cicli che si susseguono sulle pareti troviamo la vita di Gioacchino e Anna, l’infanzia di Maria, la vita di Gesù e nella fascia più bassa, quasi con l’illusione di essere statue, raffigurazioni di vizi e virtù. È qui che troviamo il Giotto maturo, filo orientale ma non più bizantino (possiamo vedere nella scena del compianto del cristo morto come gli angeli bizantini, tutti uguali come soldatini celesti e con ali colorate si evolvono il esseri non più composti ma sofferenti e con ali monocromatiche).

cappella degli Scrovegni
La resa delle emozioni data dalle espressioni e dai connotati, nel bacio di Giuda a Gesù vediamo anteporsi allo splendido volto del cristo un Giuda con un naso adunco ed il labbro allungato in una smorfia quasi ridicola rispetto all’accigliata bellezza del salvatore, consapevole, nella sua espressione demoralizzata, del destino che lo aspetta.

cappella degli Scrovegni
Ma la pittura non fu l’unica arte di Giotto, si dedico anche all’architettura durante l’edificazione della basilica di santa Maria del Fiore a Firenze, dove si concentrò sul campanile. inizialmente il suo progetto lo voleva alto 110 metri ma con una base troppo piccola per sostenere il reale peso della costruzione, così l’artista suscitò le critiche dei fiorentini. Non fece in tempo a vedere la sua opera completata, prima di morire infatti era stato completato solo il primo livello del campanile.

Il cantiere passò successivamente nelle mani di Andrea Pisano e ancora più tardi a Francesco Talenti che gli diede nuovo slancio e ridimensionò l’altezza della torre originaria portandola ad 85 metri.
Chiudo dicendo che le innovazioni e le meraviglie non si concentrarono solo in Italia ma in tutta Europa, per quanto riguarda il nostro paese però sappiamo che , dal massimo splendore di questi anni ne seguì un lento e inesorabile declino, alcune volte frenato, alcune volte portato a massima accelerazione ma ,sicuramente, arrivato fino ai giorni nostri.

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