La ceramica, lo strumento del detective!

Per chi non è pratico di archeologia la ceramica può essere meno interessante di grandi tesori in dobloni d’oro o statue immense, templi con colonne infinite e corone incastonate di pietre preziose. Per chi immagina l’archeologo come un avventuriero alla “Indiana Jones” un pezzettino rotto e consumato di chi sa quale vaso può sembrare superfluo,…

Per chi non è pratico di archeologia la ceramica può essere meno interessante di grandi tesori in dobloni d’oro o statue immense, templi con colonne infinite e corone incastonate di pietre preziose. Per chi immagina l’archeologo come un avventuriero alla “Indiana Jones” un pezzettino rotto e consumato di chi sa quale vaso può sembrare superfluo, ma per il detective della storia non è così! Per gli studiosi la ceramica è preziosa perché fonte di informazioni altrimenti impossibili da leggere.

Partiamo dal principio, possiamo dividere la ceramica in due grandi gruppi: la ceramica fine da mensa e la ceramica di uso comune.

Con questi due gruppi distinguiamo la ceramica più fine e preziosa e la ceramica con uno utilizzo più assiduo e grossolano, come può essere la ceramica usata come pentole da mettere sul fuoco (chiamata appunto ceramica da fuoco).

Ma non finisce qui! Per creare questi diversi tipi di ceramica c’è bisogno di impasti diversi, (che variano anche a seconda del luogo e delle terre utilizzate per creare l’impasto). La ceramica è propriamente creata mischiando l’argilla con vari elementi, questi possono essere piccoli composti organici, come sterco o paglia, o sabbia e altri minerali. Questi elementi si chiamano Degrassanti e servono per diminuire la plasticità dell’argilla, controllare l’essiccazione e impedire la fratturazione in cottura.

foto 2 analisi modale
campioni archeologici al microscopio binoculare

E ovvio che nella ceramica comune o da fuoco l’impasto sia provvisto di molti inclusi proprio perché doveva mantenere alte temperature e subire trattamenti meno delicati, mentre in quella fine l’impasto non richiedeva inclusi molto grandi di conseguenza l’argilla era molto pura e quindi molto delicata.

Molto dipendeva anche dalla cottura. I forni potevano essere semplici buche scavate a terra o forni costruiti con camera di cottura (dove si trovavano i vasi) e camera di combustione (dov’era il vero e proprio fuoco) separate. I vari forni potevano raggiungere temperature più o meno alte e la presenza di ossigeno, quindi il diverso modo di chiudere la camera di combustione, determinavano il colore della ceramica. Se si volevano vasi scuri, neri, l’atmosfera doveva essere quasi priva di ossigeno, cioè Riducente. Se i vasi dovevano essere di colore rosso l’atmosfera doveva essere Ossidante, ossia ricca di ossigeno.

Ma il discorso non finisce qui, perché i vari vasi potevano avere molte funzioni: da trasporto, come le anfore, vasi per mescere il vino, come i crateri, vasi potori (per bere) come la kilyx, vasi per versare, come l’oinochoe, vasi per la toletta e per gli unguenti come l’aryballos e vasi rituali, come il lebes.

Differenti erano anche i tipi di lavorazione: inizialmente la lavorazione era esclusivamente fatta a mano, poi con il passare del tempo ed il progredire delle tecnologia si utilizzò il tornio, prima lento (girato a mano), poi veloce (azionato da un pedale).

Quante informazioni può dare un solo pezzettino di vaso: se nello stesso sito c’è maggior presenza di ceramica fine forse possiamo riconoscere la casa di un ricco signore con il suo simposio, o se c’è tanta ceramica da fuoco possiamo scoprire una cucina e così via fino a riconoscere tutto ciò che la terra e il tempo aveva nascosto.

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disegno ceramico

Questo è solo un piccolo riassunto per far capire quanto fondamentale sia la ceramica che, se bene poco “avventuroso” e “strabiliante” è sicuramente uno degli elementi più importanti per il lavoro di uno scienziato e di un archeologo detective della storia.

 

 

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