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| Oggi voglio condividere con voi un mio lavoro universitario, spero che vi piaccia, buona lettura!
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L’UOMO PRENDE COSCIENZA DI SE E DELLO SPAZIO CHE HA INTORNO.
E’ difficile immaginare chi fu il primo uomo sulla terra a guardare le stelle e a chiedersi cosa mai fossero tutti quei puntini luminosi e cosa ci fosse nascosto dietro alla loro magnetica bellezza. Certo è che questo avvenne, e molti furono gli uomini e le civiltà che, già dall’inizio della storia, cercarono di dare un nome ed una risposta a delle domande collegate a quel misterioso cielo notturno che tanto affascinava la loro mente.
Possiamo ritrovare le prime attestazioni nelle Cosmogonie (termine con il quale si designa la storia della creazione e dell’universo) delle più importante ed antiche popolazioni esistite.
Un caso che può essere citato e l’attento studio che portarono avanti per tremila anni gli Egizi, popolazione vissuta nel nord Africa sulle rive del fiume Nilo, studio e osservazione che permeò in tutti i campi della loro vita quotidiana. Nella loro cultura troviamo due cosmogonie principali, quella Eliopolitana e quella Ermopolitana e quella Menfita. Si noti come il tempo e le grandi distanze abbiano permesso alla cultura egizia di evolversi in modi diversi.
Ma la cosa che unisce queste tendenze è il sole, colui che dà la vita insieme alla terra, che generano poi divinità come Nut, dea della notte e delle stelle.
Ma dove nasce il pensiero critico legato alle domande essenziali legato allo spazio e al cielo? La domanda pare scontata, nasce in quella che fu la culla del sapere, l’antica Grecia!
Furono i primi filosofi, coloro che amavano il sapere puro e lo ricercavano nell’osservazione della natura, a cercare di capire ciò che li circondava, distaccandosi, è questa è una cosa molto importante, da spiegazioni divine, creando per la prima volta un pensiero critico, analitico che potremmo definire come primo pensiero scientifico.
Ma la loro filosofia, essendo la prima forma di criticità, si interroga sulle questioni che interessano principalmente la terra e il suo “principio primo” o Archè.
Il filosofo che viene definito come “il primo pensatore” si chiamava Talete e visse a Mileto intorno al VII-VI sec a.C., il principio creatore di tutte le cose per lui era l’acqua. A questa affermazione Talete arriva tramite l’osservazione della natura e non tramite un pensiero scettico come si era fatto prima di lui, grande fu il suo passo che permise ad altri filosofi di creare nuove e strabilianti teorie, come quella di Anassimandro (600 a.C.) che poneva come principio fondatore del tutto l’Apeiron cioè l’infinito. Chi sa come questo filosofo arrivò a questo pensiero, fatto sta che, già 600 anni prima della nascita di Cristo visse un uomo che concepì possibile la nascita del tutto dall’infinito, mi soffermo su questo concetto che reputo di straordinaria importanza e che penso sia la chiave di tutto il discorso. L’infinito per l’uomo è qualcosa di inconcepibile! Tuttora a noi, con le tecnologie che ci circondano e con il sapere avanzato che possediamo, risulta difficile capire il concetto di infinitamente grande e di infinitamente piccolo. Sentiamo quotidianamente parlare di neutrini, nebulore, atomi e buchi neri, cose che solo ora riusciamo a studiare e conoscere ma che ormai sono entrate nell’immaginario comune, ma immedesimiamoci per un momento in un antico greco che non conosceva nulla di tutto questo. Già arrivare ad elaborare il concetto di infinito è una cosa stupefacente figurarsi utilizzare questo concetto come base, e motore della propria filosofia creazionista, non ho paura di definire questo filosofo un genio e un visionario!
Ma andiamo un po’ avanti nella storia, siamo nel II sec a.C. E’ in questo periodo che, camminando per le strade di Atene, avremmo potuto trovare il grande Aristotele, che al tema dello studio dell’universo porto grandi avanzamenti. Suo è il merito di aver creato quello che per molto tempo fu in pensiero di base sul mondo e sull’universo.
Il pensatore concepì il mondo come un sistema chiuso e unico, fatto di sfere concentriche finite, geometricamente definite.
Il suo universo era unico perché pensato come unico universo esistente, oltre non poteva esistere niente, neanche il vuoto, fuori dalla sfera dell’universo c’era il regno dell’onnipotente e le sfere concentriche non erano vere e proprie traiettorie ma un idea di matematica regolarità dello spazio.
La sua concezione di spazio può sembrarci piena di limiti ma questo non le impedì di essere la base degli studi cosmologici fino al VI sec, anche se io noto una scintilla inequivocabile in queste teorie, si inizia già a definire il concetto di vuoto! E non è cosa da poco.
Nel II secolo a.C. troviamo un pensatore di nome Tolomeo che ricalcò e perfezionò le teorie di Aristotele e di altri pensatori creando quella che venne poi chiamata Teoria Geocentrica che vede la terra al cento di un universo finito, coi i pianeti e le stelle che si muovono su orbite, ordinate chiamati epicicli.
Fu proprio questa la teorie che venne in seguito adottata dalla chiesa Cristiana, essendo conforme al pensiero per il cui il Dio padre degli uomini mise in risalto la sua creatura più bella posizionandola al cento dell’universo e quindi in una posizione privilegiata e a capo del mondo e delle creature che lo abitano.
Lo studio si evolve: nasce la concezione di movimento.
Ma nel 1473 nacque un uomo che cambiò il destino del pensiero umano, il suo nome era Nicolò Copernico. Il giovane pensatore studiò legge, divenne canonico e essendo stato allievo di un celebre astronomo dopo gli studi, iniziò a insegnare astronomia e matematica.
Ma mentre i suoi studi andavano avanti, di accorse di ciò che lo rese immortale alla storia. Era la terra a girare intorno al sole! Scoprì anche che non era il primo ad aver capito questo meccanismo, (molto pericoloso per i suoi tempi, perché andava contro tutto ciò su cui si fondava la chiesa. La sua teoria era per questo un eresia!) il primo a parlare di teoria Eliocentrica fu Aristarco di Samo (310-230 a.C.) che si pensa abbia addirittura definito l’orbita diurna della terra che gira su se stessa con un asse inclinato rispetto all’orbita intorno al sole.
Ma la teoria di Copernico presenta ancora arcaismi, infatti lui non contempla la concezione di infinito, parla di “distanze non misurabili”, la rivoluzione intorno al sole è infinitamente più piccola del cielo ma anche se non possiamo conoscerne i limiti, i cielo è finito e al centro di questo spazio troviamo il Sole.
Copernico non fu l’unico a rifiutare il concetto di infinito. Verso la metà del 1500 nasce Giovanni Keplero, ed anche lui, come il predecessore, prese quei voti che gli permisero di studiare ed insegnare all’università.
I suoi studi lo portarono a sostenere la tesi di Aristotele per cui il mondo fosse finito e a criticare il pensiero di altri studiosi come Giordano Bruno che riteneva che quante fossero le stelle tanto fosse il numero di mondi per niente diversi dal nostro. Ma dobbiamo valutare il pensiero di Keplero in base al suo tempo. Per lui l’astronomia è una scienza e in quanto tale si basa su fenomeni osservabili, quindi su ciò che si può vedere con i propri occhi e quindi non può andare oltre i principi fisici dell’ottica, (ricordiamo che Keplero non dispone ancora del telescopio!).
Keplero pensava che, un osservatore posto su di un altro pianeta o su di una stella fissa vedesse la nostra terra diversa da come noi possiamo vedere il resto dell’universo, quindi chi ci osserva da un altro corpo celeste troverà sempre qualche peculiarità nella terra. Concetto che il filosofo non smentisce, anzi rafforza, con la scoperta del telescopio ad opera di Galileo Galilei.
Con questa sua scoperta, (in realtà perfezionò soltanto un invenzione di ottici olandesi che crearono delle lenti) Galileo scopri un numero ancora più grande di stelle invisibile ad occhio nudo. Per Keplero questo dimostrava che in nessun altro posto nell’universo il nostro mondo potesse risultare diverso se osservato, quindi il nostro mondo (concetto con il quale noi oggi intendiamo il sistema solare) è unico fra molti. La regione nella quale si trova il mondo è dovunque uguale a se stessa.
Ma Galileo, nel frattempo, sviluppa il suo pensiero, e lo fa in modo innovativo, proprio perché lui ha creato uno strumento capace di osservare l’inosservabile, di trascendere la natura. Prima di lui il pensiero si fermava a ciò che l’uomo vedeva, ora lui scopre che, oltre il nostro occhio e la nostra mente (considerati perfetti perché creati da Dio per la sua perfetta creatura) c’è ben altro!
A Galileo va il merito di aver creato una scienza che va al di là dei limiti fisici-sensoriali dell’uomo, una scienza di strumenti! Lui capì un concetto molto importante “i nostri limiti ci fanno dare limiti al mondo”
Ma in realtà il grande fiorentino non partecipa al dibattito sull’infinità dell’universo, si limita a respingere la concezione della centralità della nostra terra e del nostro sole, ogni stella è un sistema solare, perché il nostro dovrebbe essere al centro dell’universo?
Molti si interrogarono sull’estensione dell’universo, uno di questi fu il filosofo Descartes, che definì inconcepibile parlare di estensione infinita di materia, in quanto, per la materia, si può parlare solo di tangibilità, mentre lo spirito è penetrabile e intangibile.
Grande oppositore di questa filosofia fu Henry More, che sostenne che, sia la materia tangibile che lo spirito intangibile avevano estensione.
In questi anni il senso del discorso sta cambiando e la concezione di spazio, vuoto e infinito si fa complicata e di sposta sulla concezione di Dio in relazione alla concezione di mondo.
E’ in questo momento che arriva in genio di Newton. Voltaire racconta che, sostando sotto un melo, al pensatore cadde in testa una mela e cominciò ad interrogarsi sull’accaduto, c’era una forza che attraeva i corpi verso il centro della terra, perché non poteva essere così anche con la terra e la luna? E con la terra ed il sole? Fu lui a scoprire perché la terra “non cadeva”, veniva attratta dal sole, e perché formava un orbita irregolare intorno ad esso.
La terra per la sua massa era sfuggente ma la forza di attrazione del sole era più forte e la faceva ruotare intorno a lui senza che mai lei potesse sfuggirgli.
Tanto fu detto in quegli anni su questi concetti, (pensiamo a Leibniz che attribuiva uno spirito, un principio ad ogni corpo che fosse esteso, cioè materiale), e tanto fu detto dopo ma la vera svolta avvenne alla fine dell’ottocento con la nascita da Alber Eistein.
Lui ampliò il concetto di realtà inserendo una nuova dimensione, il tempo!
Secondo la sua teoria della relatività la forza di gravità non è altro che la curvatura dello spazio tempo! Quindi lo spazio è talmente vasto da essere scandito dal tempo e la curvatura di queste dimensioni è data da una forza, chiamata gravità che attrae tuto verso il centro dell’universo, ma l’universo sfugge da questa forza grazie ad una “spinta iniziale data dal Big Bang ……
Insomma spiegare questi concetti esce fuori dal tema che stiamo trattando ed entra in uno puramente legato alla fisica. Traendo le dovute conclusioni il nostro viaggio ci ha portato a capire quanto l’uomo sia affascinato ed interessato da sempre all’universo e quanto la voglia di conoscere e la curiosità della nostra specie ci abbiano condotto lontano, fino, addirittura al decollo dell’Apollo 11 (il 16 luglio 1869) e al più attuale, orgoglio nazionale, Samantha Cristoforetti.
Come esame ultimo, e sicuramente molto personale perciò discutibile, affermo con forza che in 700.000 anni di evoluzione le capacità umane di analisi e concezione dell’universo non siano cambiate parecchio.se la conoscenza in merito fosse una montagnetta di sassolini si potrebbe dire che tanti uomini hanno aggiunto un sassolino al mucchio ma nessuno ha saputo aggiungere sasso più o meno grande dell’alto, il pensiero geniale di Eistein è grandioso tanto quanto quello di Aristarco di Samo.
Ma l’importante non è quanto grande può essere o diventare la mente umana, l’importante e che si ricordi sempre che solo unendo tanti uomini l’umanità intera può fare passi verso ciò che è ancora ignoto e sconosciuto.

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