Con l’associazione culturale Timeline e in collaborazione con l’università Gabriele d’Annunzio svolgeremo quest’anno un progetto sul teatro nell’antichità classica.
La prima lezione, tenuta da me il 14 marzo scorso si è incentrata sulle prime forme di teatro nella storia e vorrei condividerla un po’ con voi.
Per iniziare però devo rinnovare i ringraziamenti alla dottoressa Daniela Di Bartolomeo, laureata alla triennale di beni culturali ed attualmente in corso di laurea magistrale, senza la quale queste prime lezioni non sarebbero state possibili.
Già, perché la dottoressa ci ha fornito la sua tesi di laurea triennale ‘’Edifici teatrali e spettacoli in Magna Grecia e Sicilia’’ come supporto alle nostre lezioni. Estremamente importante vista l’accuratezza del suo lavoro. Non ho messo la bibliografia ma la quasi totalità delle informazioni riportate sulla storia dei teatri nella regione della Grecia e ripresa dal lavoro della Di Bartolomeo Quindi grazie Dany!
La lezione svolta da me l’ho intitolata ‘’il prototeatro, bisogno collettivo di distacco dal reale’’ anche se il vero prototeatro così denominato è quello di Dioniso ad Atene la mia definizione vuole raggruppare in realtà tutto quello che venne prima di questo edificio.
Infatti il primo riferimento archeologico risale a molto prima della Grecia classica: il paleolitico.

Nella grotta del sud della Francia denominata ‘Trois Frères’ si trovano incisioni rupestri risalenti a questo periodo. Queste ultime rappresentano personaggi mezzi uomini e mezzi animali, più precisamente possono essere interpretati come uomini travestiti da animai: gli arti e il volto umano. Il vello, gli attributi e la postura animale. Si è ipotizzato che queste figure rappresentino sciamani immortalati nell’atto di recitare la parte dell’animale durante una qualche forma di ritualità.
Non può essere chiamato teatro? Alla luce del termine greco (thèatron deriva dal verbo guardare) in effetti ogni rito che sia svolto davanti ad una platea, sebbene questa piccola o grande, viene svolto per essere guardato, ma qui troviamo anche una maschera, un uomo che cambia le sue sembianze, che non interpreta se stesso ma qualcosa che nella dimensione reale è fuori da se. Qualcosa che conosce, che vive ma che non è lui! Crea quindi una prima finzione scenica.
Spostiamoci un po’ avanti fino all’impero Egizio, piramidi, faraoni, magia e mito. Bene, anche per il popolo egizio la finzione scenica ebbe una grande importanza, anche se per una stretta cerchia di spettatori. Le rappresentazioni che prenderemo in considerazione si svolgevano in effetti solo davanti ai sacerdoti. La trama della storia era quella del mito del dio Osiride, fatto a pezzi dal fratello Seth e ricomposto dalla moglie-sorella Iside. La messa in scena era davvero piena di pathos: il malcapitato attore che si vedeva nei panni di Osiride veniva realmente tagliuzzato! Non fino alla morte ma il gesto del tagliare veniva compiuto realmente sempre con la solennità di un rito devozionale nei confronti della divinità.

Arriviamo piano piano in terra greca e approdiamo sull’isola di Lemno, a Poliochni. Qui si trova una area composta da una gradinata lineare che può essere identificata come area adibita alla visione collettiva. La struttura risale al III millennio a.C. circa.
Questo tipo di gradinata sarà poi successivamente ripresa nei palazzi minoici di Festo e Cnosso, in cui le sedute vengono a formare una L …. Perché non si adotta da subito una forma circolare? Be! I palazzi seguono un rigido ordine ortogonale e così dovevano essere anche le aree utilizzate per la visione collettiva.
Ma già a Thorikos (città nel su dell’attica, una delle dodici divisioni dell’attica prima del sinecismo di Teseo) il cambiamento nella struttura del teatro è visibili. La forme non è ancora del tutto tondeggiante ma comincia ad assumere una forma più funzionale alla visione di tutta la platea.
Ma fino a qui vi sono forme differenziate di edifici per i vari usi richiedenti spettatori? Non esattamente, la forma perpendicolare presente a Lemno e Festo e a Cnosso richiama il Telesterion di Eleusi (luogo utilizzato per l’esecuzione di riti misterici dedicati alla dea Demetra. Ma ciò non toglie che venissero usati per tutti gli scopi utili. Mano mano che si va avanti però gli edifici in Grecia prenderanno a specializzarsi a seconda dell’utilizzo; il telesterion, l’odeion, l’ekklesiasterion, il bouleuterion, ed il teatro assumeranno forme e spazzi all’interno della città, diversificati.
Ultimi esempi da ricordare prima della nascita del prototeatro ateniese sono il teatro spartano di Artemide Hortia (possiamo ricordare anche come gli edifici teatrali, ancor intesi come luoghi in cui si visiona un rito, si trovino in prossimità di templi e altari) e le prime forme di spettacolo svolte sull’agorà di Atene su strutture di legno.
Per quanto riguarda il teatro spartano si può fare riferimento a ritrovamenti avvenuti sotto l’attuale teatro di epoca romana, tali ci testimoniano la presenza di sedute longitudinali. Ricordiamo che Pausania ci narra delle cerimonie svolte per Artemide a Sparte, come quella della fustigazione degli efebi vicino all’altare della dea, ma Senofonte ci chiarifica: gli efebi dovevano tentare di rubare il formaggio nel tempio della dea, questi erano attesi Da fustigatori che dovevano impedirne il furto. Tale rito doveva ricordare l’educazione tipica spartana.
Per quanto riguarda l’Impalcatura lignea Ateniese (tràpeza) dove si svolgevano le rappresentazioni, le fonti ci narrano di un crollo avvenuto sotto il peso di troppe pressione. Tale episodio colpì talmente tanto la cittadinanza che spinse la popolazione a costruire un teatro di pietra. Scelsero le pendici meridionali dell’acropoli e nacque così il prototeatro dedicato al dio Dioniso. Il resto è storia.


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