Recensione, “Lezioni di Immortalità”

Mi permetto di scrivere una piccola recensione appassionata su un libro che in poche pagine ha cambiato la mia vita, da studentessa di archeologia e da amante della poesia. Il libro in questione è scritto dall’archeologa Flaminia Cruciani che, insieme a Maria Cristina Olati (editrice), partorisce la sua essenza di archeologa e poetessa in un…

Mi permetto di scrivere una piccola recensione appassionata su un libro che in poche pagine ha cambiato la mia vita, da studentessa di archeologia e da amante della poesia. Il libro in questione è scritto dall’archeologa Flaminia Cruciani che, insieme a Maria Cristina Olati (editrice), partorisce la sua essenza di archeologa e poetessa in un lavoro commovente e appassionante, in grado di toccare le corde dell’anima di chi si nutre del tempo…

La Cruciani scrive “lezioni di Immortalità, la vita, gli antichi e il senso dell’archeologia”. Pagine in cui racconta l’esperienza delle missioni svolte ad Ebla, nel nord della Siria, in uno scavo tutto italiano durato ben 47 anni, dagli anni 60 fino al 2010.

Ma il racconto non passa attraverso la scientificità del lavoro sul campo, ma attraverso il motore primario dell’archeologo; la poesia che si trova nello sfogliare le pagine del tempo.

E sì, perché l’archeologia è anche poesia. L’archeologia gestisce il tempo in maniera diversa dalla fisica che regola le leggi dell’universo. Nelle mani dell’archeologo il tempo può scorrere all’indietro.

Se bene ci abbiano insegnato che il tempo è relativo e indissolubilmente legato allo spazio per l’archeologo, che il tempo lo tocca, lo maneggia, lo interpreta, lo sfoglia avanti e indietro, lo capisce lo percepisce e ne rimane eternamente folgorato in una perdizione accecante ed assoluta la fisica può ben poco.

Tutto ciò ci racconta la nostra scrittrice ma c’è dell’altro.

Definisce la Siria come città dei “prodigi originari”, concetto non molto semplice per il comune sapere occidentale. Siamo particolarmente inclini alla devozione verso l’età classica che ci sembra feconda e vicina a noi, ma siamo restii a capire l’effettiva importanza e il vero ruolo dell’antico vicino oriente, padre della civiltà urbanizzata per come noi oggi la intendiamo. La scrittura nasce in quei luoghi, le prime forme di agricoltura e di irrigazione, ma anche le prime forme regie e di gerarchizzazione statale.

Molto meno arido di come lo immaginiamo, è il vicino oriente il vero genitore della nostra civiltà.

La scrittrice mette tutto il cuore nel libro, lasciando percepire palesemente il dolore che prova nel distacco forzato da quella terra ormai tanto sua, dicendo:“vi sono luoghi che puoi visitare per l’ultima volta solo senza saperlo, altrimenti il cuore si frantumerebbe” riferendosi alla città di Aleppo ormai distrutta dalla stupidità dell’uomo. È cosi, in queste parole, si cela una velata preghiera per la fine della guerra e per la distruzione portata non solo al valore archeologico ma anche al valore umano, fatto di civili innocenti e accoglienti che la Cruciani ricorda con tanto affetto.

Concludo dicendo che consiglio a tutti, esperti e non, di leggere questa meraviglia! Una poesia lunga poco più di 150 pagine che nutre l’anima e lascia il lettore intimorito dell’entità duttile del tempo e dalla fragilità del lascito umano nelle mani di chi dovrebbe tutelare ed invece distrugge …..

Flaminia-Cruciani
Flaminia Cruciani, archeologa e poetessa

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