Quando una legge entra in vigore è già nella testa delle persone, è una questione antropologica. Una legge può essere, viene definita, scritta e promulgata nel momento in cui esiste già nella mente di una collettività.
Non che questa comunità accetti in maniera sordo-muta la legge di per sé. Ma nella coscienza comune aleggia già la contezza della situazione e alcune volte, è matura anche la sensazione del bisogno di un intervento legislativo.
Ma quanto potere ha in effetti una norma scritta? Non molto se non esiste un apparato in grado di permettere il rispetto della sentenza. Una legge è funzionale solo ed esclusivamente in base al sistema giuridico-sociale che la sostiene e la fa essere reale.
Perché? Perché le leggi in realtà non esistono! Sono solo convenzioni sociali come lo sono i confini tra i luoghi fisici. Sono abitudini accettate e riconosciute dall’apparato sociale che le ha create o adottate.
Tutta questa premessa è per introdurre il discorso relativo alla riforma del 2022 in merito hai reati contro il patrimonio culturale dello stato.
Il 9 marzo 2022 è stata promulgata una riforma che vede l’inasprimento delle pene relative ai reati contro il patrimonio culturale dello stato. Molte delle sanzioni che prima risultavano civili, presenti sul codice dei beni culturali, sono state traslate all’interno del Codice penale.
Un aiuto alla tutela… ne siamo sicuri? L’apparato giuridico italiano è davvero pronto a tutelare il nostro patrimonio quando avocati e magistrati non hanno la minima idea del valore degli oggetti archeologici spesso effettivamente muti se privi del contesto di provenienza?
A questo punto si potrebbe dire “Ma ci sono i periti specializzati, gli archeologi” certo, ma quanti ne sono e quanto sono efficaci quando, in prima istanza sono le forze dell’origine e poi gli avvocati a dover agire.
Chiudo in maniera dichiaratamente provocatoria: invece di inasprire una pena, come la tendenza politica attuale propone, non sarebbe meglio puntare sull’acculturazione collettiva atta a creare una presa di coscienza per comprendere l’importanza dei contesti archeologici da tutelare più del bel reperto singolo?


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