Il significato della parola Resilienza può essere declinato per diversi campi, in psicologia si riferisce alla capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, approvato nel luglio 2021 consiste in un piano di rilancio economico per aiutare la nazione ad uscire dallo stallo dovuto alla pandemia degli anni precedenti.
È peculiare l’uso del termine resilienza utilizzato per definire dei progetti finanziati dallo stato, come se per essere resistenti all’urto incontrollato della pandemia bastassero dei progetti finanziati e non dei veri e propri piani statali. Soldi quindi, non rieducazione al cambiamento.
Il piano di resilienza sta dando spinta evolutiva in diversi campi, come ad esempio quello della ricerca ma questo non basta per rieducare gli individui a pensare lo stato differentemente (sia quelli che costituiscono il popolo sia quelli ai vertici) intraprendendo una narrazione collettiva.
I discorsi tenuti dal nuovo ministro Alessandro Giuli sono esempio di come l’uso della retorica allontani le persone dalla comprensione e le confonda distogliendole dall’intento finale. Diversamente da come è stato scritto da qualche presuntuoso “Studiate di più se non capite una subordinata lunga più di una riga” il problema non è la formulazione o la comprensione del discorso in sé ma il gesto politico messo in atto dal nuovo ministro. Gesto palesemente volto ad evidenziare una sua narrazione solipsistica. Deve dimostrare quanto è bravo o far comprendere cosa ha intenzione di fare? Citerei Sandro Pertini e i suoi discorsi profondi e comprensibili ma potrei essere tacciata come “sinistrioide” cadendo nella nebbia di chi non merita di essere ascoltato solo perché esprime un parere contrario o semplicemente diverso.
Gli operatori dei beni culturali sono traduttori dell’antico e dell’arte che, se non spiegata e comunicata è giustamente criptica, l’arte e l’archeologia non parlano da sole. Complicare non è utile. Specifico per chi ha mosso la critica di cui sopra che vi è una grande differenza tra banalizzare e semplificare. Abbiamo capito quindi che Giuli ha una grande proprietà di linguaggio ma una grande difficoltà nella semplificazione. Banale è facile e deleterio, la semplificazione è invece da sempre emblema della padronanza estrema nei confronti di una materia. Quindi ora, con questi discorsi criptici da analisi del testo o saggio breve per un ipotetico esame di stato al liceo, cosa ne facciamo?
Giuli cita Antonio Gramsci e i suoi sostenitori usano questo espediente per girare la frittata: Giuli starebbe provocando la sinistra intellettuale ma proprio per citare Gramsci: “l’intellettuale tipico moderno si sente più legato ad Annibal Caro o a Ippolito Pindemonte che a un contadino pugliese o siciliano”. E’ la rivoluzione che va fatta. Quindi Giuli è più interessato alle lotte di partito che al bene comune? Che grande innovazione..
Trasmettere dovrebbe essere l’obbiettivo, non far vedere, da primo della classe, quanto si sia bravi a scrivere un discorso, altrimenti si risulta come dei damerini concentrati su sé stessi, non come dei politici pronti a portare miglioramenti collettivi.

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